«Sì?»
Lanciò un’occhiata a Walter, poi tornò a guardarmi.
«Non è chi credi che sia.»
Il mio cuore batteva all’impazzata.
Prima che potessi dire qualcosa, mi infilò un biglietto piegato in mano.
«Per favore, vieni a questo indirizzo domani alle 17:00.»
Poi se ne andò.
Rimasi immobile, a fissare l’indirizzo.
Guardai Walter. Stava ridendo con mio figlio, con un’aria felice e innocente.
Sorrisi per il resto della festa, ma dentro ero terrorizzata.
Quella notte, sdraiata accanto a Walter, non riuscii a dormire.
Il giorno dopo, mentii dicendo che sarei andata in biblioteca.
Guidai fino all’indirizzo sul biglietto.
Quando arrivai, rimasi paralizzata.